L’Italia una nuova  penisola dei fuochi?

Michele Latella (Responsabile nazionale "Dipartimento Politiche Agricole e Forestali"

Michele Latella

Responsabile nazionale “Dipartimento Politiche Agricole e Forestali”

L’Italia una nuova  penisola dei fuochi?

Sembra proprio di sì. E purtroppo questa volta il discorso è ben più ampio e si tratta di  difendere il territorio e il madeinitaly da conseguenze che potrebbero essere piuttosto pesanti. Ma andiamo con ordine.

Come molti di voi ricorderanno nel 1987 il popolo italiano con un referendum fermò 4 centrali nucleari collocate rispettivamente in Piemonte (Torino Vercellese), Emilia Romagna (Caorso), Lazio (Latina) e in Campania (Garigliano).
Il popolo decise democraticamente di rivolgersi ai paesi con minor rischio sismico e con maggiori sicurezze, per un servizio che la penisola non può dare in sicurezza.
Ora questa volontà del popolo sovrano sta per essere violata dall’Europa.
Sono state individuate 67 località  tra Sardegna, Puglia, Basilicata, Sicilia, Lazio, Toscana, Piemonte e forse in Campania.
Ora in questi giorni in alcune di queste regioni i rispettivi presidenti hanno detto un blando e fievole “no!!” senza eco.
Così come venne proposto un debole e inutile nutri-score italiano da parte del ministro Bellanova il quale è scontato che sarebbe rimasto inascoltato.

Ora, data la gravità della cosa,  non posso agire solo spiegando al politico di turno che i risultati si ottengono unendo le voci e i popoli dei territori e non elogiando in solitaria le iniziative di altri, l’europarlamentare Vincenzo Sofo in un’interrogazione al parlamento europeo sembra contrariato del fatto che l’Italia debba fungere per l’Europa da discarica speciale di circa 80000 metri cubi di scorie radioattive.

Sono in pericolo 8 regioni che unite possono chiedere un nuovo referendum perché minacciate da 67 catastrofi nucleari (anche se si sospetta che l’obbiettivo sia convincere il popolo ad accettarne almeno una per ogni regione interessata).
Pertanto ho intenzione di interpellare tutte le forze politiche e sociali affinché si rinnovi l’intenzione popolare espressa nel 1987 e si tutelino innanzitutto i territori agricoli fonte di cibo e non meno importanti i patrimoni UNESCO della Sardegna, Basilicata, Puglia, Toscana, Sicilia e Campania.
Queste hanno anche luoghi riconosciuti come “riserve naturali di biosfera” e vanno necessariamente tutelati e protetti.
L’Italia
in ultimo perderebbe l’interesse e il valore turistico a prescindere dai siti scelti e rischia di essere individuata come possibile bersaglio bellico terroristico in caso di minaccia armata