IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE: IL COVID, DIRITTO DI VIVERE O VIVERE DI DIRITTO?

Ma questo covid-19, che pare abbia cambiato tutto, fuorché il dilettantistico modus di fare politica nel nostro Paese

La politica dal giorno della marmotta al giorno del ratto

Se siete d’accordo con l’idea che la vicenda Covid ha veramente cambiato il nostro mondo, viene spontaneo chiedersi com’è possibile che non abbia cambiato la politica? Perché non ha cambiato i palinsesti delle televisioni che anzi, nell’intento di risparmiare denaro sono peggiorati continuando ad andare avanti come se fossimo ancora in piena era Covid? Com’è possibile che lo smart working e da strumento che ha garantito a molte aziende di continuare a produrre anche durante il Lockdown, si sia trasformato in una modalità di lavoro utile ad abbassare i costi di impresa?

Certo lavorare da casa è una grande cosa, soprattutto se si considera tutto il tema legato alla riduzione degli spostamenti e alla connessa riduzione del tasso di inquinamento, del consumo di civiltà che è assolutamente fondamentale. Non dovrebbe rappresentare però un costo da ridurre ma una leva utile ad aumentare la qualità della vita, senza trascurare la possibilità di avere rapporti sociali e relazionarsi con gli altri. L’idea di gestire le relazioni di lavoro attraverso call o video call nasconde qualcosa che confligge con la natura degli esseri umani, con il bisogno di socialità che va assolutamente combattuto.

E allora? Allora tutto è cambiato ma nulla è cambiato in una politica che pare immutabile. Come ha agito nel nostro Paese? La politica ha cercato di utilizzare la Pandemia per ottenere un vantaggio prettamente elettorale. Cosa è successo negli altri Paesi? In quasi tutti, dal Sud America agli Stati Uniti fino ad arrivare all’Europa, chi stava al governo e chi all’opposizione, ha cercato di trarre prima di tutto un vantaggio politico ed elettorale.

Noi italiani, il 20 di settembre, abbiamo indetto le elezioni Regionali senza un patto democratico e con un governo che cerca di blindarsi dietro uno “stato di emergenza” in un momento in cui in pericolo ci sono le loro poltrone che non resisterebbero alla prova delle urne.

Ma alle Regionali dovevamo arrivarci, è un atto dovuto, ma in questo percorso siamo tornanti esattamente da dove eravamo rimasti nell’era pre-Covid: conflitto sfrenato, linguaggio sguaiato, chi governa racconta una realtà che non esiste, chi invece è all’opposizione esaspera i problemi, i sondaggi tracciano toni e strategie ma in Francia non hanno visto la clamorosa vittoria alle comunali dei Verdi in città importanti, perché le medie mobili sono per lo più una tecnica statistica inadeguata per intercettare il cambio di paradigma che c’è stato.

Con quello che è successo, un evento storico unico nella storia dell’umanità come è possibile che la prima campagna elettorale che si terrà a Ferragosto possa presentarsi con lo stesso linguaggio? Ci siamo lasciati al Papeete e siamo tornati al Papeete, dove riusciamo a sentire tutto e il contrario di tutto.

Stiamo affrontando un post Covid come se la Pandemia non ci fosse mai stata, così come stiamo affrontando le minutaglie consuete di parlamentari che cambiano casacca, di una maggioranza che cerca di sopravvivere, di una opposizione che cerca di colpire i punti deboli, di campagne elettorali urlate fatte esattamente come prima. Il governo è assente, c’è Conte, “Giuseppi” che ha gestito la crisi come se fosse la scaletta di un programma televisivo ma di quelli un po’ trash. Un leader che non ha mai avuto il battesimo di fuoco, mai passato per le urne da cui sta ben lontano.

Il centrodestra è unito nelle urne ma diviso su quasi tutto. Insomma, niente di nuovo!! Nessuno ha pensato di capire lo stato d’animo della gente, nessuno ha interpretato le lunghissime settimane d’assenza e non è solo una questione economica. Nessuno ha pensato di usare un linguaggio differente, di dare un punto grafico differente, di cambiare parole d’ordine, nessuno ha pensato di affrontare la campagna elettorale con una grammatica differente, magari evitando le conferenze stampa, i rituali, le dirette fatte tutte nello stesso modo sui Social con l’idea che non convince più a nessuno che tutto ciò che fanno gli altri è sbagliato e tutto quello che faremo noi sarà giusto.

Stesse idee, stesse facce, siamo dentro un tragico giorno della marmotta che per noi è diventato il giorno del ratto. La verità è che non ci credono più neanche loro, i protagonisti della politica intrappolati nello schema. Social e la tv dei poveri dell’era Cairo, sostenuti da una schiera di partigiani che non riescono più neanche a sostenere loro stessi. Siamo allo stremo delle forze.

Siamo al capolinea. La politica senza soldi, senza budget, gestita da pessime personalità è l’espressione più deteriore del nostro Paese. Queste campagne elettorali fanno pena, sono la peggiore espressione del nostro vivere quotidiano a prescindere da chi le fa o dalle persone che le conducono. E provo rammarico per i candidati, prigionieri di una “Bestia” feroce che schiuma, completamente soggiogati da macchine, organizzazioni e meccanismi che per loro natura omologano e appiattiscono, certo qualcuno vince ma non vuol dire che abbia ragione.

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