Giovani al tempo del Coronavirus, tra automotivazione, pazienza e coscienza collettiva

“Tra le mura domestiche, a causa dell’isolamento dovuto all’emergenza Coronavirus, senza libertà di una socializzazione reale, gli infiniti stimoli della rete, le svariate occasioni online, i videogiochi, e la dimensione virtuale non bastano più? – è l’inizio di una nota a firma di Regina Demeco, responsabile del Dipartimento delle politiche giovanili della Regione Lazio per Realtà Popolare – In effetti manca il contatto con i compagni di classe, mancano il divertimento e gli scherzi, cosi come andare a giocare a tennis a calcio o fare un giro con gli amici. Sono moltissime le testimonianze dei giovani che raccontano di stare a casa nonostante il disagio, e che stanno riscoprendo tantissimi valori come ad esempio dialogare con i propri cari, pranzare e cenare insieme, preparare delle torte. Inoltre, questa allerta sembra farci comprendere l’enorme potenziale della tecnologia, che spesso diamo per scontato. Si sta comprendendo la forza degli strumenti di cui disponiamo, per esempio svolgere le lezioni virtuali, sostenere degli esami universitari o visionare decreti governativi in tempo reale, lavorare direttamente da casa.”

Regina Demeco parla di automotivazione. Ma che cos’è in pratica? Il saper rintracciare e poi mantenere attiva la nostra naturale tendenza a porsi e a perseguire nel tempo degli obiettivi per raggiungere quel che desideriamo.
Riscontriamo nei giovani la tendenza ad adagiarsi e ad aspettare che i risultati arrivino dall’alto, che giunga qualcuno dall’esterno a infonderci fiducia.

Dalla società civile alle competenze richieste dal mondo del lavoro, fino a tutto ciò che riguarda la quotidianità, cambia costantemente – afferma Demeco.
Allenare la motivazione significa cosi anche stare al passo con i tempi e sapersi adattare. Lo si vede chiaramente con l’evoluzione tecnologica, avvenuta in modo rapido e forse non insieme a quella psicologica degli individui. Oggi si tende a reagire di pancia ai problemi, i social media ci hanno messo del loro. Per affrontare le sfide del futuro è però fondamentale porsi obiettivi che conducano a miglioramenti, pensare a lungo termine. Anche e soprattutto per chi verrà dopo di noi.
Nella società odierna tendono ad essere premiati l’egocentrismo, l’affermazione di sé, spesso anche la prevaricazione, il successo ad ogni costo. In questo senso l’umiltà mal si presta a tali obiettivi.
L’umiltà, piuttosto, è una sorta di neutralità emotiva. Comprende una esperienza di crescita in cui non si avverte più il bisogno di elevarsi sopra agli altri, ma neppure di collocarsi al di sotto. Ci si sente alla pari con tutti, portatori del medesimo valore.

Per riassumerla con una citazione dello psicologo William James:

La pazienza per una buona azione Politica

In politica, è impossibile prescindere dalla pazienza, dai tempi e dalla tessitura necessaria per far coincidere il consenso con scelte non sempre popolari. Lo hanno capito sulla loro pelle anche i politici moderni, impazienti di dare, con dei risultati, spessore ai loro messaggi declamati in vertiginosa sequenza. Ma prima o poi, quando hai troppo fretta, ti scontri con la necessità di mostrare equilibrio e di ricercare nuove sintesi.
La pazienza porta alla speranza ma serve accompagnarla all’umiltà e alla riflessione. Bisogna riflettere, dunque per essere pazienti, prendersi il tempo necessario, tirare un respiro prima di parlare, ascoltare e non solo comunicare a senso unico”.

Coscienza globale collettiva

“La diffusione delle tecniche di comunicazione su supporto digitale ha permesso la nascita di nuove modalità di legame sociale, non più fondate su appartenenze territoriali, relazioni istituzionali, o rapporti di potere, ma sul radunarsi intorno a centri d’interesse comuni, sul gioco sulla condivisione di sapere, sull’apprendimento cooperativo, su processi aperti di collaborazione. Questo fenomeno dà vita all’idea di “intelligenza collettiva, ossia una forma di intelligenza condivisa, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta ad una mobilitazione effettiva delle competenze.
Nell’ambito dell’intelligenza artificiale e robotica, il concetto di swarm intelligence -una intelligenza emergente collettiva di un gruppo di agenti semplici- ha offerto un modo alternativo di progettare i sistemi “intelligenti”, nei quali l’autonomia, l’emergenza e le funzioni distribuite sostituiscono il controllo, la programmazione, e la centralizzazione. L’intelligenza collettiva può essere interpretata, alla luce di queste riflessioni, come appunto un aggregato sistematico di intelligenze individuali, le cui relazioni reciproche e la cui collaborazione producono effetti massivi a livello culturale, sociologico, politico e antropologico di tipo emergente e difficili da studiare con i criteri applicati sui singoli individui che fanno parte”