d’Elia Palmieri: con Realtà Popolare per dare voce ai deboli

   

Sono l’Avvocato Patrizia d’Elia Palmieri, dirigente in Realtà Popolare, referente per Milano- Città metropolitana e per la tutela dell’ambiente e degli animali sul tutto il territorio nazionale.

E’ oltre un anno che faccio parte di Realtà Popolare e ho avuto modo di conoscere ed approvare la moderazione e la lungimiranza del nostro Presidente Pasquale Buffardi, insieme alle idee ed agli intenti che emergono, mano a mano, nella nostra visione politica.

Pur essendo nata a Roma, vivo da anni a Milano, dove ho studiato e mi sono formata intellettualmente e poi professionalmente.

Ho molto a cuore questa città, che può dare ancora tanto al nostro Paese sia nel campo dell’economia, del sociale, del culturale e dell’umano.

La città è molto popolata, anche se negli ultimi anni -mentre il centro si è spopolato- le periferie traboccano di persone, anche di varie etnie, ed altri milanesi hanno preferito la calma delle campagne circostanti e sono fiorite tante comunità intorno alla città, tutte ben servite e organizzate. Il mio interessamento va alle persone ma anche agli animali.

In una città, come Milano, da un lato così strabiliante, e che ha sempre offerto opportunità per chi ha voglia di lavorare, e che ha una stazione Centrale che è una delle più belle del mondo, mi tocca però esprimere una critica ed ammonirla proprio su quest’ultimo punto.

Mi riferisco al consentire a truppe di criminali, spacciatori ed altro, di bivaccare giorno e notte nei pressi e all’interno di un monumento di tale bellezza come la Stazione Centrale, creando così caos ed anche timore in chi è costretto ad usare il treno.

Capisco che queste sono critiche che è molto facile esternare e che la realtà, ormai divenuta sconcia, è purtroppo sotto gli occhi di tutti.

Ma, nel caso di specie e quindi dell’odierno scritto, il mio intento sarebbe quello di aprire il cuore di quella Milano che, pur brillando per la sua atavica generosità, non prevede che i tanti homeless che hanno come unico affetto un animale, trovino rifugio, la notte, in qualche struttura pubblica.

Queste persone che -si badi- non sono né delinquenti né pezzenti di animo, molto spesso sono personaggi colpiti dalla vita, dai dolori, dalle numerose crisi economiche che hanno attraversato il cammino nel nostro Paese in questi anni, sono persone che hanno perso un impiego, che magari erano professori, laureati, eruditi e conducevano un’esistenza normale!

Allo stato, Milano non offre una struttura idonea ad accogliere questi individui “senza casa”, insieme ai loro animali e queste persone sono esposte tutta la notte al gelido inverno padano, avvolti in coperte e cartoni insieme ai loro cani che sono poi la maggioranza dei loro compagni.

Ciò non è giusto!

Milano è ricca di strutture abbandonate, dove ben si potrebbe organizzare dei rifugi che rispettassero le esigenze ed anche gli spazi (ad esempio da un letto all’altro) per consentire l’ingresso di costoro, che al 90% sono cittadini italiani, caduti in disgrazia, con i loro cani, tenendo questi ultimi a distanza di sicurezza gli uni dagli altri.

Tristemente ogni tanto percorro il “Viale Delle Industrie” che parte da Sesto San Giovanni ed è di lunghezza notevole.

Con uguale tristezza, sul mio cammino, vedo fabbriche, capannoni che un tempo davano lavoro e producevano denaro per i cittadini, che stanno lì a marcire, abbandonati, senza che nessuno ne possa godere.

Insieme a tale considerazione, non può sfuggirmi l’ulteriore compianto per tutte le industrie che avevamo e che sono tutte miseramente chiuse o trasferite all’estero, dove il costo del lavoro è nettamente inferiore, ma a discapito dei tanti lavoratori nostrani.

Ma, in questo scritto, mi si appalesa inutile scivolare nel memento di ciò che era o avrebbe potuto essere e non è stato.
La ragione del mio assunto odierno, in qualità di Dirigente Responsabile per la città metropolitana di Milano, oltre che Responsabile Nazionale alla tutela di Ambiente e Animali, è di unire le mie due prerogative per informare il movimento che uno dei primi compiti che andrò, prima a caldeggiare e poi spero ad assolvere, sarà quello di ottenere che la città offra a questi indigenti un luogo sicuro ove rifugiarsi ed ottenere nutrimento, nelle fredde notti, insieme ai loro animali, eliminando altresì le immagini altamente indecorose di questi cittadini buttati a terra nei luoghi più riparati, ma sempre di pubblico passeggio, che danno un impressione di una città senza cuore.