CORONAVIRUS AFFASCINANTE MA POCO PRATICO…

Lavv. Renato Musella Responsabile del Dipartimento Nazionale della Giustizia di Realtà Popolare, scrive ed elabora un pensiero sofisticato difficilmente da sottovalutare. Non siamo virologi, non siamo medici, ma ci documentiamo.

(Renato Musella Responsabile del Dipartimento Nazionale Giustizia di Realtà Popolare)

Avvocato, la sua è una considerazione che da una parte allarma e dall’altra tranquillizza, in quanto ci aspettiamo una pandemia che comunque non porta tutti (se non in alcuni casi) alla morte. La morte certa è dunque dell’Italia per via delle misure restrittive?

“Non voglio invadere nessun campo altrui: non sono medico, virologo e scienziato. Ma sono un cittadino suo malgrado proiettato in questo vortice di follia, da cui invece voglio tenermi fuori. Questa decisione di chiudere il Nord e sulla carta ammirevole, ma nella realtà poco pratica e inutile, perché basato su un presupposto errato. Ovvero, tutti fanno decorrere la comparsa del virus dalla scoperta in Cina. Questa è una presunzione fuorviante. Ci troviamo difronte ad un virus simil influenzale, che è stato trattato e scambiato per influenza con complicazioni in numerosi casi. Il dato reale da cui bisogna partire e che i pazienti malati siano asintomatici ed abbiano sintomi anche impercettibili.

Basta leggere le interviste su “Corriere e Repubblica” dei positivi in quarantena o dimessi. Oggi Repubblica partendo da articoli che narrano come Germania e Stati Uniti vi siano stati a gennaio strani boom di influenza con ricovero, scrive che anche da noi ci sarebbe stato un picco di influenze anomale con polmonite annessa, curata con antibiotici e in alcuni casi con ricovero. Quindi entriamo nell’equivoco generato da una sorta di fenomenologia dello spirito o immaterialismo distorti, equivoco descriverei come l’errata convinzione che una cosa esista nel momento in cui essa entra in contatto con noi. E’ come dire che per me l’alce o l’orso non esistono in natura, perché non ne ho mai visto uno.

Il fatto che un ricercatore zelante, in Cina abbia ricondotto le influenze anomale ad uno specifico virus, non significa che il virus sia apparso in quel preciso momento.

Il paziente zero mondiale è il paziente zero sulla carta, ma il paziente zero sulla carta nella realtà potrebbe essere il paziente 1 come quello 100000. Non è la sars, non è la mers e non è ebola, ma un virus confondibile e confuso con altri. E’ probabile che dalla Cina si sia diffuso nel mondo ben prima. Noi conosciamo la diffusione da quando abbiamo iniziato a cercarlo e secondo me tanti paesi neppure lo cercano. I matematici analizzano i numeri alla luce di altre informazioni e variabili.

Già datare la diffusione nel virus in Italia 15 gennaio o 20 febbraio porta a grandi cambiamenti nelle decisioni politiche da assumere. Collocare a gennaio la diffusione del virus, significherebbe che stiamo oggi combattendo una guerra persa e inutile, perché il virus è ormai radicato e non rappresenta neppure un problema. Significa che abbiamo convissuto un mese con il virus senza che il sistema sanitario collassasse.

Oggi, invece, l’Italia è un Paese finito, perché se proseguono le misure restrittive che l’articolo difende, partendo dal presupposto che il virus è datato 21 febbraio, sopravviveremo al virus, ma avremo problemi più grandi”.

(Ufficio Stampa Maria Grazia Regis)