REALTA’ POPOLARE E’ INDIGNATA LANCIAMO UN APPELLO PER LO SCANDALO “STRAGE DEI BAMBINI” DELL’EMILIA ROMAGNA


Se siamo politici dobbiamo fare qualcosa, se siamo giornalisti, scrittori, uomini di Chiesa, mamme, madri, nonne …Dobbiamo smuovere le montagne tutti insieme, per riappropriarci dei nostri diritti, di leggi e di uno Stato che sorvegli per il bene comune i suoi cittadini. Perdiamo il nostro tempo per la  Russia-Gate di Salvini, dei migranti, di un’ invasata come il caso di Carola Rackete, delle vacanze e intanto il nostro Paese piange per quei bambini che forse non faranno mai ritorno a casa. I colpevoli saranno impuniti, perché i Giudici, Magistrati, Avvocati non pagano per i loro errori. Allora forse qualcosa non va bene in Italia. A quando un riforma per la giustizia?

   

(Il Sindaco menefreghista di Bibbiano)                                                       (Questa non è politica è lo schifo assoluto)

Non facciamo gli struzzi e non nascondiamo la testa sotto la sabbia, perché è talmente evidente che c’è un problema sostanziale nella comunicazione in Italia. Potrebbero parlarne nelle loro trasmissioni TV, alcune pagate milioni di euro con soldi pubblici. Mi stupisce il silenzio di Saviano attento ma riflessivo per comodo. Potrebbero scriverci dei libri sulla “Gomorra” dei bambini e delle famiglie torturate. Potrebbero offrire assistenza medica visto che si tratta di una “Emergency”.

Ma maledettamente tutto tace.

I dati quasi ufficiali fin d’ora sono circa 50 mila bambini tolti ai genitori e 150 mila famiglie coinvolte. 4,5 miliardi di euro il business totale stimato che ingrassa gli orchi in tutta Italia. Il silenzio dei bambini è un atto spregevole come coloro che lo compiono.

(Un padre disperato)

(Una madre disperata a Roma davanti al Parlamento vuoto assoluto, nessuna TV e giornali)

“Sono una madre cui hanno sequestrato i figli da oltre due anni”. Veronica (nome di fantasia) vive in Emilia Romagna. E’ un’impiegata una vita come tante se non fosse che le hanno portato via i suoi bambini. “Dal dicembre del 2015 me li hanno strappati senza alcun valido motivo. Una decisione arbitraria dell’assistente sociale. E la cosa che mi fa più rabbia è che ora il padre può vederli tranquillamente, mentre a me è reso impossibile.” E’ il gennaio del 2013 quando Veronica viene picchiata dal marito davanti alla figlia che allora aveva solo sette anni. Ne nasce un processo che si conclude con la condanna per lesioni personali.

Il Tribunale decide quindi per l’affidamento “esclusivo” dei due bambini a Veronica. Il padre potrà vederli, certo, ma solo alla presenza dei servizi sociali. Inspiegabilmente, però, la situazione si ribalta. L’assistente sociale (una madre le ha definite la SS) decide di applicare l’art. 403 del codice civile: allontanamento forzato dai genitori, anche senza la pronuncia di un giudice. Il tutto con la seguente motivazione: “La situazione famigliare presenta caratteristiche che fanno presupporre elementi di forte pregiudizio.” 

Nessuno interviene: i due bambini finiscono alla prozia e il padre, nonostante una condanna in via definitiva, va a trovarli senza bisogno di preavvisi portandoli anche con sé in vacanza. La madre invece rimane inascoltata per oltre un anno. Il servizio sociale in un primo momento ha inviato la relazione al tribunale sbagliato e ci sono voluti nove mesi per correggere l’errore.

E  oggi questa madre come vive il suo presente?

Veronica vede la figlia più grande una volta al mese per un’ora, dopo non averla potuta incontrare per 15 mesi di seguito. Il figli più piccolo, invece, poco tempo fa è stato ricoverato in ospedale, ma lei l’ha saputo 24 ore dopo. A differenza del padre che è stato immediatamente avvisato.

Il varo della legge 173/205 ancora non ha prodotto tutti gli effetti sperati.

Un padre, Pietro, la cui figlia aveva 8 mesi quando venne assegnata a una struttura e poi data in affidamento. Una decisione contro cui si è opposto con tutte le forze fino a quando la Cassazione ha dichiarato la bambina non adottabile quando ormai di anni ne aveva 12. Era il maggio del 2013.

“I servizi sociali avrebbero dovuto favorire gli incontri tra me e mia figlia” racconta Pietro “Come prevede la legge ma da allora ho potuto vederla soltanto due volte”.  Ha provato a scriverle delle lettere: “Molte sono state cestinate. Perché firmavo Il Tuo Papà”.

Lungaggini, storture, gli assistenti sociali hanno in mano le vite di questi poveri disgraziati e giocano al gatto e alla volpe, perché possono allontanare i minori dalle famiglie anche senza autorizzazioni dai tribunali. Ma questo, specifica la legge, dovrebbe essere un extrema ratio: si decide per l’allontanamento solo in caso di un pericolo “grave”.

Non dobbiamo più accettare i soprusi elargiti a braccia aperte da persone corrotte, ambigue, vili. Persone che non hanno  a cuore il bene dei bambini. Questa rete è estesa in tutta Italia, di ora in ora sono tante le persone che mi stanno contattando per raccontarmi la loro storia, i loro dolore, lacrime che scendono copiose, inarrestabili.

(Maria Grazia Regis)

 

 

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