PARLA L’AVV. RENATO MUSELLA. “TUTTI I DANNI PROCURATI DALLA CAPITANA KAROLA RACKETE”


Qui non si gioca con le parole o il gioco delle tre carte, si parla di una donna la “Capitana karola Rackete” che attraverso un gioco perverso che solo lei conosce, ha soccorso in mare dei naufraghi, per sottrarli al ritorno nell’inferno libico e li ha resi ostaggi della sua guerra personale contro tutti e contro le regole, gli interessi, la linea del legittimo Governo dell’Italia. Un graffio alla nostra Costituzione e alle leggi del mare.

Questa è la linea giuridica dell’Avv. Renato Musella Responsabile del Dipartimento Nazionale di Giustizia di Realtà Popolare.

“Aristotele disse che la legge è  ragione libera della passione e se abbiamo riguardo a questo principio per l’autentico giurista, che guarda la legge al di là di faziosità e campanilismi, l’ordinanza del gip su Karola Rackete in un punto di diritto è un vero e proprio mostro. Partiamo dai principi cardine dell’ordinamento in primo luogo, nel sistema costituzionale italiano vi è la separazione dei poteri di toquevilliana memoria, ivi per cui abbiamo potere legislativo, esecutivo e giudiziario tra i quali il primo legifera, il secondo esegue le leggi emanate dal primo ed il terzo le fa rispettare. Quindi il giudice applica le leggi dello stato ed infatti esso è soggetto solo alla legge,, che può si interpretare, ma non inventare di sana pianta.

(Capitano karola Rackete della Sea Watch III con bandiera olandese)

La discrezionalità del giudice nell’esegesi (interpretazione della legge), è cosa diversa dal disapplicare la legge delle Stato la cui sovranità non appartiene ai giudici, ma al popolo, sotto il controllo della costituzione, che non autorizza alcun giudice ad emettere provvedimenti politici, ma solo ad amministrare la giustizia.

La verità è che un giurista, di destra o sinistra che sia, non può non ammettere che il provvedimento in questione sia un provvedimento che nulla ha a che fare con la giustizia e con il diritto, ma è un atto eversivo vero e proprio. Dura lex sed ex si suol dire. La legge dura, ma pur sempre legge. I trattati internazionali che avrebbero consentito all’indagata di tenere la condotta osservata: ovvero entrare in acque italiane, dopo il divieto opposto dal potere esecutivo sulla base di una legge ed attraccare in porto travolgendo una nave della G.d.F. che, nell’esercizio delle proprie funzioni di ius imperii, cercava di far rispettare la legge.

(La Sea Watch III Ong)

Se il giudice ritiene che una legge dello Stato sia sbagliata deve farsi eleggere in Parlamento, mentre se ritiene che una legge dello Stato confligga con una norma costituzionale deve sollevare eccezione di costituzionalità e sospendere il procedimento, in attesa che la Corte costituzionale si pronunci. Quello che non può  e non deve fare un Giudice è disapplicare la legge dello Stato perché non gli piace. Il Giudice ha anche riportato nell’ordinanza le norme in base alle quali il Ministero dell’Interno ha emanato le disposizioni poi violate da Karola Rackete, dimostrando di conoscere e di volerle disapplicare perché a lui non gradite…

(Karola Rackete)

Viene dimenticato che la condotta della Rackete viola più norme di diritto e quella più grave è sicuramente l’aver tentato di far affondare il natante della Guardia di Finanza, condotta che da solo porterebbe la Rackete in carcere per anni. Una nave di grande stazza che investe e tenta di schiacciare una nave più piccola che intima l’alt è comunque condotta penalmente rilevante.

Nei porti ove risiede un’autorità consolare le navi da guerra italiane esercitano la polizia, a norma dei comma precedenti, su richiesta delle autorità medesima. Nell’ordinanza non si considera quindi che la nave della G.d.F. è nave da guerra anche in acque territoriali italiane e l’aggressione è avvenuta in acque territoriale. Vi è poi numerosa giurisprudenza che definisce le imbarcazioni della GdF sempre e comunque navi da guerra…”

(Profughi deperiti e stanchi della Ong Seat Watch III)

L’atteggiamento ridicolo dei parlamentari che saliti sulla nave hanno festeggiato la capitana, una specie di Papessa di un PD rigenerato. Un atto di grande orgoglio quello di beffeggiare e mettere al muro il Ministro Salvini, con un enfasi di rivalsa che per loro è stato un KO senza precedenti in totale complicità con la magistratura fuori binario. Autentiche le parole di Giorgia Meloni FdI: ” Rimpatriare, Sequestrare, Affondare la nave e processare il Capitano Rackete… Una donna che crede nel miracolo italiano.”

(Ufficio Stampa Maria Grazia Regis)

 

 

 

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