REALTA’ POPOLARE. “TUMORE AL SENO, DONNE COSTRETTE A DARE LE DIMISSIONI”.


Molte donne si devono porre una domanda importante, quella domanda che nonostante tutto i partiti blasonati, quelli che gridano a voce alta di volere un cambiamento, non hanno il coraggio di sentire la voce di quelle donne che per certi versi la società le ha oscurate. Perché dopo un tumore al seno molte donne perdono il lavoro e non solo? In Italia sono circa 35.000 le donne che hanno avuto a che fare con il tumore al seno è un dato confortante, ma allo stesso tempo spaventoso. Tutto questo significa che ancora oggi il cancro al seno non ha trovato la sua cura definitiva, confortante il fatto che negli anni 80 non esisteva una vita anche dopo la diagnosi del tumore al seno al IV stadio. Il tumore al seno ancora oggi spaventa e se ne parla pochissimo, le persone sembrano imbarazzate parlare di un famigliare o conoscente con il tumore al seno in fase metastatico, ed è per questo che le donne di tutti partiti politici, o coloro che occupano cariche parlamentari dovrebbero attivarsi a tenere accesi i riflettori e non dimenticare che  proprio attraverso le istituzioni, possiamo fare qualcosa non solo per loro donne come noi, ma tutti siamo potenzialmente aggredibili da questo male. Una ricerca pubblicata poco tempo fa dal settimanale inglese “The Economist” rivela che i tumori al seno sono in aumento e che sempre più donne riescono a guarire. Senza dimenticare che moltissime di loro, il 77,9 per cento, nei due anni successivi alla malattia non riescono a rientrare al lavoro. Il tumore al seno è la neoplasia più frequente in assoluto nella popolazione femminile, colpisce una donna ogni otto. Questo è il dato preoccupante che attacca senza distinzione ogni sorta di categoria lavorativa le donne, che hanno lottato per uscire dalla malattia ma che si ritrovano a subire come una frustata a livello emotivo il licenziamento. Ne sa qualcosa Paola Pignocchi, 52 anni di Terni (Umbria). “Dopo il tumore al seno ho perso il lavoro”. Racconta: “Ero responsabile dell’intera area di un grande ipermercato e la mia è la storia di tante altre donne malate. Le aziende non ti licenziano subito, ma sono diventate molto più scaltre nel farti rinunciare al lavoro: te lo rendono così difficile che sei costretta ad andartene.  Avevo 42 anni quando ho scoperto di avere un cancro al seno, mia figlia ne aveva 11″. Continua. “Appena ho saputo di essere malata ho avvertito il mio datore di lavoro, per correttezza. Mi ha concesso un’aspettativa. Sono stata operata e dopo sei mesi sono rientrata al lavoro. Il problema e che, quando fai un’operazione di quel tipo, con svuotamento ascellare e impianto di protesi, dopo non puoi fare sforzi. Non puoi sollevare pesi superiori a due chili e mezzo. La legge dice che le aziende devono ricollocarti in un ruolo che sia compatibile con la tua malattia. Io, responsabile dell’area piante e fiori, facevo un po’ di tutto, dall’allestimento del punto vendita alla formazione, dalla gestione del magazzino allo spostamento dei vasi. Ho chiesto di evitare gli sforzi fisici. Avrei voluto continuare a svolgere il lavoro che avevo già, fare programmazione acquisti e vendite, oppure formare le colleghe degli altri punti vendita affiliati al nostro. Ma il mio capo è stato irremovibile”.

Paola Pignocchi (52 anni) attivista dell’Ass. Europa Donna Italia

Purtroppo Paola non era più la donna prima della malattia. I medicinali prescritti dopo un’operazione simile, danno problemi di spossatezza, le forze ti mancano. “Avevo 42 anni, però, in quei momenti me ne sentivo addosso 60. Lavoravo fino a 14 ore al giorno. I primi mesi avevo un’assistente, ma quando è arrivata la primavera, il periodo più intenso per un vivaio, ero sola. Iniziavo alle 6 del mattino e rientravo a casa alle 8 di sera. Distrutta. Dopo sette mesi così non c’è la facevo più. E ho perso il lavoro”. Uno studio condotto dalla Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato (Favo), in collaborazione con il Censis nel 2012 aveva rivelato che su un totale di un milione di pazienti sopravvissute al cancro in età lavorativa, 274 mila sono state licenziate, costrette al pensionamento o alle dimissioni. La situazione da allora non è attualmente cambiata.

Purtroppo sono tante le donne non solo vittime della malattia, donne che tacciono e soffrono per non perdere il posto o per non essere demansionate. Dirigenti di banca che temono di finire allo sportello, avvocati che hanno paura di perdere i clienti, commesse che devono sempre sorridere o se no vige il licenziamento … Donne che sono state convinte dai loro datori di lavoro a licenziarsi per essere inserite nelle liste speciali, con la promessa che sarebbero state assunte di nuovo con le agevolazioni fiscali, ma a tutt’oggi sono disoccupate. Paola Pignocchi è rimasta profondamente ferita da tutte queste realtà per certi versi simile alla sua esperienza, per questo ha deciso di essere attivista dell’Associazione “Europa Donna Italia”. Il suo impegno è migliorare la condizione delle donne che lottano contro i tumori, e aiutarle a mantenere il loro posto di lavoro. Nonostante le sue battaglie, Paola Pignocchi non ha ancora trovato un impiego. Noi donne di Realtà Popolare vogliamo essere presenti in questa realtà che ci tocca da vicino in quanto donne. Una voce che possa unirsi ad un coro che abbraccia tutte le donne che ricevono oggi una diagnosi di tumore al seno al IV stadio a non sentirsi mai sole. Essendo stata presente ad un incontro con quest’Associazione concludo con le parole che ho sentito da parte di una testimone: “Io sono un domani possibile”.

(Maria Grazia Regis)

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